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Cosa scrivere nel riepilogo di LinkedIn: Trucchi e Accorgimenti

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Cosa scrivere nel riepilogo di LinkedIn? Iniziamo!

Il riepilogo di LinkedIn è un breve testo che corrisponde a una sorta di lettera di presentazione. É ciò che gli altri utenti leggono dopo aver visto il volto dello user e quale lavoro svolga.

Sul social network dedicato alle professioni si vedono riepiloghi di ogni genere: quelli molto ingessati, altri così stravaganti da non essere inerenti alla professione dell’utente, alcuni creativi, altri semplici ma efficaci.

Non c’è un modello rigido da seguire per scrivere il proprio riepilogo. L’importante è che sia lo specchio della propria carriera e dell’essere umano che sta dietro al profilo.

Parole d’ordine: informare e coinvolgere.

Perché è importante concentrarsi sul riepilogo?

La domanda sorge spontanea: con tutte le informazioni presenti sul profilo LinkedIn, perché bisogna spendere del tempo per scrivere ulteriori informazioni? Cosa scrivere nel riepilogo di LinkedIn?

É un po’ come chiedere a cosa serva la lettera di presentazione quando esiste il Curriculum.

Il riepilogo è una dichiarazione in cui è l’utente stesso a raccontarsi a parole sue.

Non si tratta solo di compilare dei form preimpostati che andranno poi a finire sul profilo di LinkedIn come elenchi puntati, ma di scrivere di sé.

É l’occasione ideale per aggiungere dei dettagli che LinkedIn non permette di approfondire, come esperienze passate, motivazioni, vision, obiettivi ecc.

Questi, poi, sono quelli che distinguono un lavoratore dall’altro: in tanti possono avere una laurea, per esempio, in comunicazione, ma non tutti hanno un certo background culturale, interessi e obiettivi.

Per questo, è bene delineare un profilo più chiaro possibile di sé affinché i recruiter o i potenziali collaboratori siano invogliati a entrare in contatto.

Cosa scrivere nel riepilogo di LinkedIn

Cosa scrivere nel riepilogo di LinkedIn?

Come vale per le lettere di presentazione, bisogna per prima cosa capire a chi ci si vuole rivolgere. Ci sono professioni che consentono una maggiore creatività in termini di presentazione e altre che richiedono più formalità.

Pensiamo a un avvocato o a un copywriter: di certo, il secondo può giocare con parole, storytelling e, perché no, anche emoticon, mentre il primo si rivolge a una rete di clienti e collaboratori piuttosto distinti e dovrebbe mantenere un tono molto più contenuto.

Non si tratta solo di una questione di professioni, ma anche di esperienza: un neo laureato dovrà sforzarsi molto di più per attirare l’attenzione dei recruiter, mentre un professionista con esperienza avrà altri obiettivi, come nuovi collaboratori o clienti.

Sebbene il linguaggio, lo stile e il tono cambino in base alla situazione lavorativa dell’utente e ai suoi interlocutori, gli obiettivi e i contenuti non mutano: nel riepilogo bisogna parlare di sé come lavoratori e farlo in modo accattivante.

Un modo efficace per raccontarsi agli altri utenti è proprio quello di seguire una storia.

C’è un protagonista (l’utente), che ha particolari caratteristiche (attitudini, abilità, passioni…), un passato in cui c’è stato un plot twist e dei desideri. Prima di analizzare ognuno di questi punti, è necessario notare che il riepilogo è un elemento molto umano del proprio profilo LinkedIn, quindi non bisogna temere di essere trasparenti.

Il lettore non deve avere l’impressione che il riepilogo sia stato copiato altrove e modificato o scritto seguendo un manuale come dei robot.

Ogni utente è unico e deve potersi esprimere al meglio, in tutta onestà.

Cosa scrivere nel riepilogo di LinkedIn?

Quando dico che il riepilogo deve raccontare una storia, non intendo una fiaba (anche perché dovresti capire prima chi visita il tuo profilo LinkedIn)

Piuttosto, esso deve seguire una struttura che cominci da un incipit che catturi l’attenzione, come in un romanzo, una presentazione del protagonista, un evento che ha influenzato la sua vita, le sue caratteristiche e ciò che vorrebbe.

Non bisogna ripetere ciò che c’è già scritto sul resto del profilo: il percorso di studi è già inserito nell’account, così come la professione ricoperta attualmente.

É importante, piuttosto, rivelare i retroscena di queste esperienze, se proprio l’utente ha un blocco dello scrittore durante la stesura del riepilogo.

Per semplificare la vita, ecco un elenco di ciò che dovrebbe esserci in un riepilogo ben fatto:

  • un incipit accattivante. E’ ciò che spinge l’utente a leggere il riepilogo o abbandonarlo. Può consistere in una frase secca su ciò che l’utente fa nella vita o su qualcosa di più emozionale, come la dichiarazione di una passione, una citazione, un pensiero personale. Non deve essere più lungo di una riga e mezzo.
  • perché l’utente potrebbe essere utile a un altro. Questa sezione riguarda il ruolo professionale dell’utente. Sono un avvocato penalista. Oppure, scrivo best seller che i lettori amano. Oppure, sono un esperto di digital marketing e aiuto le piccole aziende a crescere. Qui va abbandonata l’umiltà: bisogna dichiarare apertamente quanto si è bravi e perché un altro utente non possa fare a meno di noi.
  • un evento che ha rivoluzionato la vita. Può essere un fallimento, una laurea, l’apertura di un’attività, un’esperienza all’estero o lavorativa, l’importante è che abbia portato l’utente a essere il professionista che è oggi. Questo elemento dice molto su un lavoratore, incuriosisce il lettore e lo spinge a leggere la sezione successiva che riguarda l’utente come professionista.
  • descrizione di sé come lavoratori e come umani. Qui bisogna dire ciò che si sa fare, cosa si fa durante il giorno, quali siano interessi, abilità, attitudini e passioni che distinguono da qualsiasi altro profilo professionale simile. E’ il lato più umano, quello che crea empatia nel lettore e lo tiene incollato al riepilogo.
  • conclusione. Dipende dagli obiettivi dell’utente. Se qualcuno cerca clienti, allora potrebbe concludere il riepilogo con una frase che inviti gli utenti a visitare il suo sito o a informarsi sui servizi. Un neo laureato, invece, potrebbe ribadire il suo contributo alle aziende che ricercano candidati o raccontare i suoi desideri per il futuro.

La struttura può variare, essere meno ricca o contenere più punti.

L’importante è essere brevi, concisi e non annoiare il lettore. 100 o 120 parole bastano per raccontarsi bene, senza troppe sbavature.

Ogni informazione deve essere valutata: se aggiunge valore alla presentazione, allora può restare, altrimenti è meglio cancellarla.

Anche in questo caso, less is more.

A presto,
Stefano

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